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Foto safari a BRIONI

Grazie ad una conferenza di lavoro che doveva tenersi nelle isole Brioni, come appassionato del mondo subacqueo, da subito mi stuzzicò l'idea di cogliere l’occasione per scoprire tutto quello che nasconde il mondo sottomarino di Brioni.
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Tenendo conto che comunque si trattava della visita ad un Parco nazionale, contattai il personale dell'albergo Neptun (dove avremmo dovuto soggiornare) per sapere se le attività subacquee erano permesse e se potevo fare a meno di trascinarmi dietro la propria attrezzattura da sub. Dopo un piccolo malinteso (avevano capito che chiedevo per il classico tipo d'immersioni con bombole, possibile solo in gruppo e con istruttori) e dopo aver spiegato che volevo farlo in apnea, mi dettero l'ok. L'apnea, infatti, viene considerata come una normale attività da spiaggia anche se bisogna avvisare la guardia costiera del Parco che dev'essere sempre al corrente delle attività subacquee della zona. Il motivo, l'ho capito in seguito parlando con alcuni dipendenti della guardia costiera, è dato dai ripetuti tentativi di pesca proibita da parte degli abitanti della zona e di molti turisti stranieri sistemati nei campeggi attorno a Fasana. Con il desiderio di sapere qualcosa in più sul mondo sottomarino dell'arcipelago, contattai il bio-ecologo dr.sc. Elvis Zahtila con il quale concordai un appuntamento per il periodo del mio soggiorno alle Brioni.
L’arcipelago delle Brioni, costituito da 2 isole maggiori (Brioni Maggiore e Brioni Minore) e da 12 isolotti con una superficie complessiva di 7,4 km2, rimane uno dei parchi nazionali più belli della Croazia. Numerose e pittoresche insenature compongono la costa del parco per una lunghezza totale di 46,6 km. Le isole di Brioni si estendono sul versante sud-ovest della costa Istriana, dalla quale li separa il canale di Fasana largo circa 3 km e profondo circa 12 metri. Le isole sono composte da stratti orizzontali di roccia calcarea ricoperti da un grosso stratto di terra rosso-marrone. L’aumento del livello del mare durante le ultime migliaia di anni (scioglimento dei ghiacciai) ha determinato la forma odierna molto frastagliata delle isole di Brioni. Le coste sono in prevalenza molto basse e rocciose, ma grazie alla strattificazione orizzontale rimangono abbastanza accessibili. Le Brioni fanno parte della zona climatica del Mediterraneo del nord ed hanno la caratteristica della costa occidentale istriana, con un valore abbastanza alto di umidità relativa dell’aria (76%). La temperatura media annua è di 13,9 C, mentre la quantità media annua di precipitazioni è di 817 mm e con una media di 2350 ore di sole.
L'arcipelago delle Brioni, per l'esattezza solo Brioni Maggiore, è collegato con il paese più vicino Fasana - più volte al giorno tramite una linea di traghetti. L’attraversata dura appena 15 minuti.Arrivato sull'isola, lo stesso pomeriggio, dopo aver finito la parte lavorativa del programma, ispezionai da solo la parte di costa più vicina all’albergo. Sapevo, infatti, che il biologo dr. Zahtila non sarebbe stato disponibile fino a domenica. Il che voleva dire che senza un’imbarcazione potevo al massimo immergermi nelle zone più vicine del canale di Fasana.
All'alba della mattina seguente, carico di pesi e con la borsa da sub in spalla (come un vero professionista) detti inizo alla mia avventura accompagnato dagli sguardi interrogativi del personale dell'albergo. Dopo 20 minuti di cammino arrivai sul punto prescelto. Entrai impaziente in acqua con il dito già pronto sul pulsante della macchina fotografica. La costa rocciosa e bassa si trasformava più avanti, sotto la superficie del mare, in lastre di pietra e poi in grotte avvolte dal muschio marino. Alla distanza di una decina di metri dalla costa ancora grotte con canali sabbiosi.
Arrivai nuotando in superficie sino al punto dove iniziava a scorgersi la corrente del canale e quindi feci la prima immersione. Ben appesantito dai pesi, riuscii subito a distendermi dietro ad uno scoglio a circa 2-3 m. di profondità. La visibilità in quel punto non era gran che ma questo non era un problema per il branco di branzini che mi attorniarono in un attimo e mi squadrarono incuriositi senza alcun timore. Per tutta l’apnea stetti ad osservare i miei visitatori dimenticando di avere in mano una macchina fotografica con la quale avrei dovuto riprendere qualcosa. Nelle immerssioni successive, i branzini si dimostrarono pronti per la sessione fotografica.
Dopo aver fatto le prime riprese, andai alla ricerca di nuovi ?modelli? da fotografare. Per prime arrivarono le salpe, un branco enorme, che senza alcun timore mi passarono intorno e continuarono a mangiare come se niente fosse. Dopo poco furono raggiunte da spari e saraghi. Completamente preso dalle riprese non mi accorsi che sulla mia destra era arrivato un grosso branzino di circa 3 kg. Era vicinissimo e mi dette l’impressione che fosse stato lì a "studiarmi" con grande interesse già da qualche minuto. Non molto più tardi alla sessione fotografica si unirono anche delle orate assieme a piccoli branchi di saraghi. Ora forse a qualche pescatore sembrerà strano, ma quando dopo un po’ di tempo notai la totale assenza di paura da parte di quel mondo che mi attorniava, percepii una sensazione di armonia col mondo subacqueo; così pian piano quei pesci non li guardavo più come possibili prede.
Il segnale della batteria vuota indicò l'avvicinarsi del termine della mia prima foto-avventura mattutina. Ma preso dall’euforia decisi di tentare ancora un appostamento con la speranza che le batterie resistessero per almeno un altro scatto.
Il premio per la mia tenacia arrivò sotto forma di un’orata bellissima, di almeno 2 kg. Come se avesse saputo di essere nel centro del mio mirino, si avvicinò lentamente all'obiettivo lasciandosi ammirare in ogni suo particolare. Sorpreso nuovamente dalla docilità degli sparidi del luogo, quasi dimenticai di scattare; per fortuna la "modella", dalla graziosissima nuotata, mi lasciò la chance per una posa "d'addio". Finì così la prima parte del mio foto safari.
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